La grande fuga…in massa!

Oramai è passato un mese dal mio primo articolo e mentre la maggior parte delle persone erano in vacanza e raramente, se non mai, hanno acceso il pc, la domanda che maggiormente mi pongo è la seguente: << è possibile che i commenti delle persone che hanno acceso il pc siano siano stati solo di due tipi? >> Si differenziano: i primi che sono di condivisione piena, per le nostre critiche rivolte al leader di questa organizzazione, ma poi nessuno si espone. Per timore? O per non conoscenza? Mah!!!…[…]… I secondi, fatte dalle persone appartenenti a questo leader, che tra insulti e minacce, ci chiedono di pubblicare loro teorie senza ne prove ne documentazioni, oppure ci indicano altre società da criticare, tra l’altro neanche italiane, probabilmente per distogliere la mia attenzione da loro. Dico io:<<possibile che nessuno abbia della documentazione la quale contrasti i nostri dubbi in merito?>> Con tre articoli, io e i miei collaboratori, abbiamo messo in evidenza tre critiche concrete e razionali; discutibili e opinabili dalla controparte come prevede la civile libertà di parola del nostro paese, ma comunque ricchi di interrogativi.

Al momento l’unica persona che si è fatta viva, con documenti alla mano, è stato il nostro intervistato, Roberto -vedi art. precedente- il quale ci ha spiegato che la società (cioè la ditta distributrice) -stando a ciò che dice il nostro intervistato- è una struttura che usa un sistema etico e meritocratico. Questa azienda, però, si occupa semplicemente di rivendere dei prodotti, più o meno di qualità, a prezzi “più o meno” di mercato. Ma  la promozione e le informazioni divulgate sono delegate ai leaders.

Le mie critiche, alimentate da sconcertanti dubbi, sono chiare e basate su fatti, che nessuno a tuttora ha smentito oggettivamente. Riassumiamole:

1)      Non è corretto dire che: << fare la spesa con noi, nella nostra azienda, risparmi >>, quando il loro stesso piano incentivi dichiara di distribuire oltre il 60% del fatturato, come compenso, ai venditori. Nessun sistema distributivo alternativo cede tale percentuale al segmento vendita.

2)      Non si può neanche affermare che l’investimento di 2500€, per l’acquisto di macchine da caffè, per poi regalarle senza nessun contratto di comodato, e usufruire di una rendita per la vendita delle capsule: << sia un affare >> Molte aziende concedono la macchina in comodato d’uso gratuito mentre, molte altre, vendono le capsule a prezzi decisamente più bassi. A questi dubbi il loro leader a risposto che: << Non è vero, solo quelle compatibili, e non originali, sono più basse di prezzo >>. Non vi nascondo che dopo questa risposta mi sento preso per un cretino, perciò Le chiedo: PERCHE’, VOI VENDETE CAPSULE ORIGINALI? Vi segnalo uno dei centinaia di siti che vendono capsule tra i 12 e 21 centesimi con l’acquisto di un solo pacco da 100, capsule originali. http://www.breakshop.net/

3)      Perché un loro leader -non so se ce ne siano altri, probabilmente si- deve usare un’ identità falsa? Chiunque legga sul loro gruppo di Facebook le sue risposte, lui stesso ammette la sua falsa identità, non smentendola. Contesta solo la mia ipotesi sul reato fiscale; “anche se è evidente che se io producessi di fatto un reddito, ma questo reddito fosse cumulato sul reddito di qualcun altro, è probabile che ci possa essere una discrepanza d’imponibile”. Altra cosa: perché nessuno della loro organizzazione, che abbia letto il mio blog, si azzardi a svelarne la vera identità di questo Arturo Primo?….Timorosi? Reverenziali? O Riconoscenti?

Una cosa che mi aveva anticipato “Roberto”, oltre agli insulti più variegati e alle frasi intimidatorie che avrei ricevuto da alcuni componenti di questa organizzazione, opinabilmente comprensibili, era la loro FUGA da Facebook. Da quando è uscito il mio primo articolo il leader, ha pensato bene di adunare “la truppa” per migrare: come fosse un esodo estivo al rientro dalle vacanze, per creare un altro gruppo inaccessibile a occhi indiscreti o, per meglio precisare: un gruppo segreto.

Ho letto, sempre su Facebook, che qualcuno ha chiesto la motivazione di questa chiusura del gruppo, e la risposta è stata la seguente: << lo faremo più bello >>. Anche in questa affermazione mi domando se ogni cosa che venga detta, da questo leader, bruci i neuroni a ogni appartenente della stessa…[…]…? Su Facebook, come tutti sanno, non c’è possibilità alcuna di modificare: impostazione grafica, funzioni o modo di postare: TUTTI I GRUPPI SONO IDENTICI, BELLI ALLA STESSA MANIERA. Oppure quella risposta, non meramente tecnica, celava un: non voglio confrontarmi con Giulio Cesare? Preferisco scappare? Non voglio essere criticato da nessuno o, più semplicemente: non voglio che qualcuno giudichi il mio operato? Molte sono le domande. Se così non fosse chiedo al signor Arturo Primo di accettare la mia richiesta, con il mio account, sul nuovo gruppo, come osservatore e critico, senza “se” e senza “mah”. In cambio, come impone la corretta trasparenza, gli chiederò pubblicamente scusa su questo blog. Se invece dovesse declinare la mia richiesta beh…vorrei che mi spiegasse, chiaramente, PERCHE’ STA SCAPPANDO.

Vi chiedo altresì, sempre se voi non abbiate niente per cui esitare, l’invio dei vostri documenti che smentiscano queste mie critiche, ricche di dovizia in ogni suo particolare. Promesso verranno pubblicate. Spero che smentiate la mia domanda più frequente che mi ronza come una mosca quando si è spenta la luce e non ci fa dormire, è la seguente: perché un leader ha bisogno di una falsa identità? Perché, chi conosce il vero nome non lo dice pubblicamente? Omettendo tale informazione comincio a domandarmi, com’è ovvio, che i membri di questo gruppo siano intimoriti…[…]… da questo personaggio?

Se lui non è un mafioso, come ci ha assicurato Roberto, e ne sono convinto anch’io, perché mai le persone lo temono? I veri leaders, anche quelli che sono stati passati per le armi nei tempi passati, non hanno mai occultato la propria identità, mai! Perché lui, invece, ha cosi tanto bisogno di mantenere segreta la sua identità?

Ciò che posso provare a ipotizzare, per esperienza, è che questa persona sia un dipendente pubblico. Probabile che il timore che incute dipende proprio dal suo lavoro? Potrebbe essere nell’esercito, forse un militare, un poliziotto o, peggio ancora, un carabiniere. Ma ripeto e ribadisco: questa è solamente un’ipotesi, un’idea personale che attende di essere smentita, preferibilmente dal diretto interessato. Se questa ipotesi fosse concreta, il comportamento di questo signore non sarebbe sicuramente etico, sopra ogni ragionevole dubbio.

Se consideriamo che da quattro anni a questa parte, nel nostro paese, si è palesato un periodo da dimenticare dovuto agli ingenti sforzi che ogni famiglia è costretta a fare, giusto per arrivare a fine mese, a causa di una crisi stagnante. Il governo sta toccando: pensioni, sanità e istruzione, chiedendo sempre più sforzi ai cittadini. Anche la Guardia di Finanza e altri enti preposti si stanno impegnando, oltre ogni umana misura, per scovare evasori e furbetti. Adesso è ora di finirla che a farne le spese siano solo sempre i cittadini. E’ giusto che chiunque debba pagare paghi, chiunque. Anche il dipendente pubblico, che sotto mentite spoglie, quindi un clandestino, faccia un’ulteriore lavoro incompatibile con il primo, non può definirsi una persona etica, morale, e prettamente congruente al proprio giuramento fatto con madre patria: l’onestà. Un mio collega, qualche tempo fa, scrisse un articolo proprio su questo argomento. Ve lo linko affinché tutti possiate capire quello che ho appena esposto:

http://www.forzearmate.org/sideweb/2009/rassegna-stampa/doppio-lavoro-brunetta_091024-597.php

Ma lasciamo da parte le ipotesi ed entriamo nei fatti. Con l’intervista fatta a Roberto è emerso che questa organizzazione conta migliaia di iscritti. Secondo lui oltre il 90% lascia l’attività dopo poco tempo; sarà perché non è allineato con il capo, sarà perché le promesse fatte non vengano mantenute, o forse perché vengono allontanati in quanto critici o ritenuti impertinenti. Fatto sta che solo qualche centinaio di collaboratori rimangono attivi. A tal proposito il loro leader ci risponde che: Roberto è un bugiardo, che la loro organizzazione fa oltre 400.000€ di fatturato mensile. In effetti, sul loro gruppo, l’obiettivo di questo mese era di: 1.000.000€ -o di punti, scusate la mia imprecisione, ma sono perfezionismi solo per chi è del mestiere-, comunque un notevole fatturato. Questo leader sostiene che tale fatturato non è possibile farlo con poche centinaia di incaricati. Partiamo dal fatto che anche qui non mi vengono forniti documenti, per avvalorare la loro tesi, ma, ipotizziamo anche il fatto che gli incaricati attivi facciano poche centinaia di euro di fatturato mensile. Sarà vero che questa società fatturi così tanto? Mi chiedo: è vero che questa società sia così in crescita, e quindi sia presumibilmente sana in un periodo di crisi come questo? Oppure sarà l’ennesima bugia bianca detta per incoraggiare gli “schiavi” che sgobbano al fine di trasportare i pesanti macigni di granito per il faraone?

Non potevamo non indagare per comprendere l’attendibilità di Roberto. Per capire se voleva una semplice, quanto personale vendetta, per qualche torto subito o se più semplicemente voleva veramente tutelare gli ignari collaboratori dicendo alcune verità scomode. Dopo un’indagine mi sono accorto che i dati reali sono quelli di Roberto. Una società, qualunque sia, che fatturi 400.000€ mensili, dovrebbe fatturarne per logica matematica: 4.800.000€ l’anno. Probabilmente è una stima a ribasso poiché mesi, tipo Agosto, la richiesta era di raddoppiare gli standard di produzione. Comprendo che se uno viene riconosciuto come un leader non si controlla quello che dice o che scrive. Ma il sig. Arturo Primo non è il mio leader e io controllo se lui fa un’affermazione. Dopo i miei controlli cosa ho scoperto? Roberto ha ragione. Quindi non è lui che mente. Ho visionato l’ultimo bilancio depositato dalla società. Ve lo mostro qui di seguito.

Evito, per motivi di logica letteraria vista la lunghezza di tale documento, di mostrarvi tutte e 26 le pagine, riportando quelle che maggiormente ci interessano. Ognuno di voi può richiedermi l’originale integrale e visionarlo per intero.

Leggiamolo insieme e capiamo se vale la pena investire in questa società. L’anno scorso la società aveva fatturato 1.302.589 €, cioè questa è la somma di tutta la merce venduta ai clienti finali. Questa cifra è altresì comprensiva delle provvigioni dirette e indirette. I calcoli sono semplici ed evidenziano una presenza di non più di 300/400 incaricati che con poche centinaia di euro di fatturati mensili arrivano abbondantemente a quella somma in un anno, come aveva appunto detto Roberto. Allora, perché un leader ha bisogno di mentire? Perché ha bisogno di nascondere la sua vera identità? Non vorrei pensare alla ben più sconcertante cosa ma: perchè ha bisogno di mentire sui numeri?

Ma non è finita qui. Nel bilancio si evince, dallo stato patrimoniale, che le società non ha laboratori propri, con 78.000€ di immobili qui a Roma non compri neanche un garage, non hanno ricercatori o scienziati, guardiamo il TFR accumulato è 8.721€ non è certo quello di un’azienda che ha un equipe di ricercatori, quindi si evince che, almeno che non sia una succursale di qualche multinazionale estera, non hanno  produzioni proprie, non hanno brevetti propri, non hanno prodotti di loro proprietà. Non essendo il produttore delle merci vendute, le acquistano da altri produttori. Converrete con me che così facendo, il prodotto viene acquistato ricaricato del costo della rete e dei margini aziendali e viene rivenduto. Questo avvalora la nostra prima critica ovvero: se si acquista un prodotto, per poi rivenderlo attraverso MLM, il ricarico dovrà essere dal 150% al 300%. Vi faccio un piccolo esempio fattomi dal nostro economista. Compro un prodotto a 40 e devo rivenderlo a 100 per poter dare il 60% alla rete. Così facendo il ricarico è del 150%, -senza calcolare le spese e gli utili aziendali-. Come si può allora affermare l’ormai mitica frase: ACQUISTA CON NOI RISPARMIANDO E GUADAGNANDO? Immaginatevi se un giorno il produttore decidesse di distribuire quel prodotto a qualche negozio o, ancor peggio, a qualche grande centro ipermercato. Credete che il negozio lo ricarichi di cosi tanto? Un negozio ha un ricarico intorno al 20/30%.

Continuiamo a leggere il bilancio e notiamo che le passività e le attività si annullano, facendoci evincere, come abbiamo visto dai documenti sotto riportati, che la società non è patrimonializzata, cioè non ha un capitale in caso di crack finanziario. Premetto che non corre l’obbligo, sia ben inteso, di patrimonializzarla, ma è solo così, giusto per capire e valutare la solidità di tale società. Questa società non ha nessuna proprietà, cioè se ha 100 di possesso ha 100 di debito.

Ma guardiamo ancora un po’ il bilancio di questa super società, a detta dei leaders. Nell’esercizio d’impresa 2011 la società è in PERDITA. Si cari lettori questa super società è in perdita! Ovvero tutti guadagnano favolose cifre tranne i proprietari, ma…[…]… com’è possibile? Secondo voi è credibile che i leader guadagnino cifre da capogiro e i proprietari nulla? Ormai le chiacchere sono a zero ed è imbarazzante.

Purché non conosca  i titolari e  credetemi sono dispiaciuto per loro i qual, a quanto pare, non guadagnano un becco di un quattrino. Come fa un leader di una società, ad affermare che lavorare in questa società vi farà realizzare qualunque sogno, in cui il proprietario in primis non ha utili? Come si fa ad affermare che i venditori possano guadagnare cifre da capogiro? Il bilancio è chiaro questa società non genera profitto, è semplicemente in perdita. La società malgrado ha avuto ricavi per 1.398.502€ è in perdita di 3.437 € nell’anno 2011. Io non investirei in una società che non genera profitto, ne tempo ne denaro.

Ora mi rivolgo a chiunque sia a conoscenza dei fatti :<< io sono a vostra completa disposizione per valutare la vostra documentazione e pubblicarla. Sono una persona umile, che sa chiedere scusa se si sbaglia. Non è mia intenzione denigrare nessuno, lungi da me questa ipotesi, anzi, ma nessuno può togliermi il diritto di critica, solo una dittatura. Io, i miei lettori, e altri consumatori, vorremmo risposte esaustive e documentate alle critiche che vi vengono mosse, non semplici chiacchiere. Non voglio pensare, neanche per un secondo, che la vostra migliore risposta sarà la FUGA. La gente deve sapere e non è scappando che risolverete le cose.

Vorrei concludere con un messaggio al sig. Arturo Primo il quale, se avrà il coraggio di accettarmi su facebook nel nuovo gruppo e di rispondermi, non lo faccia balbettando e chiedendomi di chiuderla qui, ma lo faccia con una documentazione chiara e inopinabile.

Io non so chi sia lei, e non so neanche il motivo di questa sua necessità di nascondere la sua identità, affari suoi. Quello che spero, per lei, è che non sia un militare poiché, se cosi fosse, non si metta a fare l’avvocato o il PM, non ne è capace. Loro, i magistrati, lavorano rispettosamente per il popolo italiano nelle aule dei tribunali e non vendono saponette. Oltre l’art 595, doveva pubblicare anche: l’art. 596 che parla della nullità delle prove dei delitti sulla diffamazione. Lo faccio io per lei.

Articolo 596. Esclusione della prova liberatoria. Il colpevole dei delitti preveduti dai due articoli precedenti non è ammesso a provare, a sua discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito alla persona offesa.

Tuttavia, …[…]….Quando l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la prova della verità del fatto medesimo è però sempre ammessa nel procedimento penale….se la persona offesa è un pubblico ufficiale ed il fatto ad esso attribuito si riferisce all’esercizio delle sue funzioni;

Come per Roberto, manterrò l’anonimato di chiunque voglia inviarmi documentazione, raccontarmi la sua esperienza e fornirmi delle prove a discolpa, o a colpa, delle critiche sin qui esposte.

Il vostro Giulio Cesare

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Ma Arturo Primo è un leader o un fantasma?

Qui sotto è riportata la mia intervista a un appartenente al gruppo: Born to fly. Per motivi di privacy, come da lui richiesta, non divulgherò la sua identità.

Giulio Cesare: Buongiorno.

Incaricato: Buongiorno a lei, ben arrivato a Napoli.

G. C: Posso sapere il suo nome reale?

Incaricato: Certamente, ma le ricordo che la mia identità non dovrà essere pubblicata in questa intervista, se ben ricorda.  Gliela fornirò privatamente, d’accordo?

G. C: Certo. Perché non vuole rivelare la sua identità in pubblico, per timore?

Incaricato: Lei perché non rivela la sua?

G. C: Io faccio giornalismo e cerco delle risposte ad alcune verità nascoste. Mi occupo spesso di aziende e delle loro operazioni occulte. Le verità che emergono, per le aziende, o gruppi in questione, sono sempre scomode quando sono pubblicate: soprattutto se in ballo ci sono notizie appetibili, al di fuori di ogni sospetto. Il mio soprannome deve salvaguardare la mia incolumità e quella della mia famiglia. Dopo l’uscita di alcuni articoli, al di fuori di questo sia ben inteso, ho ricevuto svariate minacce, anche con dichiarazioni minatorie assai gravi. Minacce che andavano ben oltre le ripercussioni fisiche; alcuni l’hanno fatto pubblicamente anche su facebook. Ecco il motivo del mio nickname.

Incaricato: Io non faccio giornalismo, sono un commerciante, e come lei devo salvaguardare la mia attività! C’è un leader in questo MLM che, con il suo potere, potrebbe danneggiare il mio lavoro.  Poi l’accordo era che le avrei rilevato la mia identità a condizione che rimanesse nascosta sennò, non dico nulla.

G. C: Capisco benissimo.  Se per lei va bene, allora la chiamerò Roberto. Lei è iscritto in questo gruppo?

R: Sì, ma non sono più attivo.

G. C: Perchéha voluto raccontarmi la sua storia?

R: Perché ho letto i suoi articoli con attenzione. Lei afferma delle cose esatte, ma altre sono inesatte, e poi non racconta le cose peggiori.

G. C: Peggiori? Vuole essere più preciso?

R: Lei dice che questo sistema è piramidale, questo non è esatto, anche se può sembrare tale. In questo sistema non è detto che quello al vertice guadagni di più di uno che è alla base. Una persona per guadagnare deve lavorare, vendere e proporlo ad altri. Inoltre deve insegnare ai propri collaboratori a fare lo stesso con chi sta sotto di loro. Se una persona che è al vertice non lavora: non guadagna, semplice! Come in qualunque altro lavoro. Il MLM è un sistema veramente etico e meritocratico.

G. C: Certo. Conosco marginalmente questi sistemi di MLM ma, se è cosi etico, perché ha voluto parlare con me? E…che termine ha usato…[…]…attivo? Perché lei non è più attivo?

Roberto: Perché nel MLM tutti devono avere le stesse possibilità e opportunità. Non importa se entri prima o dopo, tutti devono avere gli stessi strumenti di crescita. In quest’organizzazione invece non è così. I leader controllano tutto affinché, ogni movimento, giochi a loro vantaggio. Spostano organizzazioni come meglio gli fa comodo allo scopo di sistemarsi le qualifiche, manovra che è rigorosamente vietata a chi sta sotto. Inoltre le informazioni sono totalmente pilotate: o sei nel coro o sei fuori.

G. C: Come in un regime…[…]…? Molte persone mi hanno scritto dicendomi che in questo gruppo ci sono migliaia di iscritti, è vero?

R: Non so di preciso il numero degli associati: questi dati sono disponibili solo per i leader. Comunque sembrerebbe di sì; ma la verità sta nel fatto che la maggior parte degli incaricati dopo un po’ lascia l’attività. La motivazione di questi abbandoni risiede nel fatto che se non fai quello che ti dice il capo: non vali niente! Anche se gli iscritti sono migliaia solo 200 o 300, sono attivi, di cui una quarantina circa sono i fedelissimi dei leader, in altre parole quelli che li venerano e non li contrastano mai. Tutti quelli che si oppongono, oppure chiedono solamente delle spiegazioni del tutto lecite, vengono: esclusi, espulsi o allontanati. Trattati in malo modo sino al totale isolamento, soprattutto verbale. Le prime volte sono azzittiti, censurati, mentre per altri tenaci che insistono su: domande, o motivazioni di strategia aziendale, vengono fisicamente cacciati. Tutto ciò avviene anche in Internet, su Facebook.

G. C: Però! Internet, se usato correttamente, è uno strumento di democrazia. Esempio: Facebook, è la massima espressione di libertà di pensiero. Solo nei paesi totalitari come Cina, o Corea del Nord, è stato limitato se non chiuso. E’ un social-network straordinario, e, come dice la parola stessa: social, prevede un totale rispetto per le ragioni e le domande altrui. Internet dovrebbe far avvicinare le persone, non bandirle o censurarle. Come l’abbiamo utilizzato io e lei, in questi giorni, con discussioni, pareri e opinioni rispettabili. Qui possiamo avere un confronto alla pari.

R: Lei è un illuso. I leader non accetteranno mai un confronto, con nessuno. Soprattutto non accetterebbero mai un confronto alla pari con lei. Se ha letto le pagine di facebook, dopo i suoi articoli, c’è scritto che hanno deciso di chiudere il gruppo e farlo diventare “segreto”. Questo vuol dire che mentre tutti leggono e prendono informazioni, lei non potrà rispondere e controbattere a quello che verrà detto nel gruppo dei fedelissimi. Deve capire che migliaia di collaboratori hanno abbandonato perché sono stati illusi. All’inizio vi sono tante belle promesse che poi, con l’andare del tempo, non sono mantenute. Se qualcuno prova a ribattere, o semplicemente a chiedere di capire, ciò che arriva dall’alto, è azzittito immediatamente, attaccato, facendolo sentire, scusi il mio termine colorito: una merda, per poi essere scacciato come fosse un infame! “Scusi il mio sfogo ma questi atteggiamenti sono contro la mia morale”. E poi…:per quale motivo dovrebbero darle la possibilità di fare domande impertinenti, e di ficcare il naso nei loro affari?

G. C: Queste sono cose interessanti. Mi faccio portavoce di chi lo popola il blog e i miei articoli, e sono molti, i quali chiedono a gran voce i nomi di questi capi, leader o amministratori.

R: In realtà c’è un solo capo che comanda tutto, ed è quello che ha più vantaggi di tutti. Lui si organizza e si pianifica le qualifiche in maniera strategica; spostando intere organizzazioni come gli fa più comodo.  Lui fa il bello e il cattivo tempo. Decide chi deve vivere e chi deve morire – Intendo in senso assolutamente metaforico e lavorativo!-. Ti usa e ti sfrutta sin quando ha bisogno di te, poi se diventi un ostacolo: ti elimina – sempre professionalmente parlando!-. Comunque preferisco non fare il nome. Non sono una persona ricca e non saprei come difendermi economicamente per una denuncia, non posso permettermelo, anche se le accuse che rivolgo loro: sono vere. Loro giustificheranno ai fedelissimi che sicuramente io sono uno sfigato che non ce l’ha fatta e che ora si lagna. Non è cosi. Io sono partito molto bene, avevo un buon gruppo, e ho continuato fino a quando mi sono accorto che quello che veniva detto valeva solo per alcuni. Io non sono un truffatore e non raggiro le persone che mi sono intorno, ho un cervello, verifico cosa mi viene detto e non do nulla per scontato. Probabilmente molte persone danno per scontato quello che dice il capo oppure accettano le verifiche che il capo fa. Di tanto in tanto qualcuno fa verifiche proprie e quando le espone viene eliminato, ecco perché entrano in migliaia e rimangono in pochi. Lei non avrà nessun confronto alla pari, verrà minacciato, trattato male ed eliminato dalla discussione.

G. C: Le assicuro che vedo difficile eliminare un giornalista dalla discussione, ma mi scusi pensando a voi che subite ciò, le ripeto non sono molto competente in materia, ma nel MLM, non avete un contratto di lavoro? Un sindacato, una forma di tutela su qualunque abuso o sopruso? Insomma: qualcuno che vigili gli operati leciti e non?

R: Io ho letto bene il nostro contratto, noi siamo venditori indipendenti. Abbiamo un contratto sul quale c’è scritto che l’azienda può cacciare una persona, chiunque, anche senza motivazione alcuna: persino se ha creato una rete che genera provvigioni. Loro possono cacciarti senza darti spiegazioni. Ti possono spegnere, come un interruttore, da un giorno all’altro, con un solo schiocco di dita. Ovviamente tutto questo avviene senza nessuna “buona uscita” o senza possibilità di reintegro.

G. C: Posso avere il vostro contratto per visionarlo?

R: Certamente, è uguale per tutti. Glielo invio tramite e-mail.

G. C: Mi autorizza a pubblicarlo?

R: Certo. Ovviamente non con il mio nome.

G. C: Benissimo, l’importante è averlo. Adesso, dopo queste rivelazioni, non può non fare dei nomi. Tante persone ignare appartenenti a questo gruppo hanno il dovere di sapere. Dopotutto mi sono messo in viaggio per apprendere la verità, me l’aveva promessa, ricorda? Occultando i nomi di tutti i leader non aiuteremo la nostra intervista a emergere, non trova? Facciamo così: io dico dei nomi e lei mi fa capire se sono lontano, vicino o nei dintorni, va bene? C’è un certo sig. Arturo Primo tra i capi?

R: Arturo Primo non esiste!

G. C: Come sarebbe a dire: non esiste? Questo nome è presente su moltissimi post nel gruppo di facebook e, dai contenuti postati, sembrerebbe lui a dare le direttive.

R: Arturo Primo è il capo ma il nome è falso. Lui fa questa attività illegalmente, o per meglio dire: non potrebbe farla.

G. C: Si rende conto che questa è un’accusa molto grave, di cui lei si assume le responsabilità?!

R: Le ripeto che lui non esiste perciò, non essendoci nessuno con questo nome non può denunciarmi, ma le ripeto che questo nome, o nick, è nato per coprire il suo reale nome. Mi spiego meglio: per svolgere quest’attività è obbligato a non svelare il suo vero nome sulla rete. Ecco perché svolge questo lavoro sotto mentite spoglie.

G. C: E’ sicuro di ciò che dice? Se questo fosse vero, e non lo metto in dubbio, ci sarebbero reati fiscali legati alla falsa identità e chissà quanti altri….

R: Certamente che sono sicuro. Difatti Arturo Primo ha trovato una soluzione per tutto. Usa quel nickname dove può, tipo su Facebook, e utilizza presta nomi, i cosi detti “testa di legno”, sulle intestazioni dei contratti.

G. C: Non capisco perché non possa svolgere questo lavoro; cioè perché è illegale, o non etico? Perché come qualsiasi altro individuo non può usare il suo nome reale? Cosa teme?

R: Questo non posso proprio dirglielo.

G. C: Lei mi ricorda un mio intervistato di alcuni mesi fa il quale, per paura di farmi nomi importanti, interruppe la mia intervista. La persona di cui volevo il nome era un mafioso. Qui non penso, e spero, che sia la stessa cosa. Spero proprio non sia un mafioso…[…]…

R: No! No, ma che dice: non è un mafioso! Non mi permetterei mai di calunniare una persona con tali affermazioni, sia ben inteso. Potrebbe sembrare più che altro come un dittatore, un despota totalitario con i suoi collaboratori, ma sicuramente non è un mafioso.

G. C: Allora perché è intimorito a rivelare il nome di questa persona? Quali scheletri ha nell’armadio questo signore? Lei è consapevole che se non denuncia un reato essendone a conoscenza, alle autorità preposte, può essere accusato di favoreggiamento?

R: Credo di averle detto abbastanza, troppo! Ora ha molto materiale per indagare, lo faccia da lei. Io volevo solo dare un contributo verso tutti coloro i quali sono stati trattati male, sfruttati e usati da questo leader.

G. C: Grazie. E’ stato coraggioso a esporsi con la stampa e molto corretto nell’aver mantenuto la parola datami. Le prometto che da professionista io farò lo stesso con lei, tutelando la sua identità. Per correttezza, però, mi fa obbligo informarla che è tenuto ad assumersi tutte le responsabilità sulle sue dichiarazioni, e sulla veridicità, di quello che ha detto sul sig. Arturo Primo. Se rifiutasse l’articolo non sarà pubblicato.

R: Certo, ne sono consapevole, e le ripeto che Arturo Primo non esiste!

G. C: Sappia che questa sua affermazione, così sicura, la citerò in questa intervista. La posso ricontattare su eventuali sviluppi?

R: Certamente, ma quello che sapevo gliel’ho già detto.

G. C: Direi che allora abbiamo terminato. Se molte altre persone avessero il suo coraggio nell’esporsi, per qualsiasi ingiustizia, il nostro lavoro sarebbe più veloce. La saluto e la ringrazio cordialmente.

R: Salve, e grazie a lei.

Come da consuetudine aspetto il sig. Arturo Primo a controbattere ciò che è affermato in questa intervista o chiunque voglia intervenire per poter dire la sua.

……..e la storia non finisce qui!

Accorrete, accorrete…L’affare del secolo

Rieccomi come promesso.

Accarezzato da un leggero venticello portato dal mare, mi siedo su di una splendida balconata. Questa profumata brezza estiva m’invoglia ai ringraziamenti verso tutti coloro che mi hanno scritto su questo blog.

Ringrazio innanzitutto chi mi ha fornito importanti informazioni, le quali mi hanno aiutato a scrivere il precedente articolo, e per chi me ne sta fornendo di nuove e preziose.I miei ringraziamenti vadano anche a chi, in maniera civile, ha interagito con numerose domande in merito. Anche se il mio ringraziamento più sentito va ai più passionali della rete. Quelli che con: improperi, minacce e risposte banali, prive di esaustiva logica a causa della poca conoscenza in materia, mi spronano nell’andari avanti.

Per ringraziare chi sta collaborando con me, invece, fornisco altre preziose “chicche”. Mi hanno detto di guardare un gruppo di facebook che risponde al nome di: Born to fly.

Ottimo direi per cominciare a scavare un po’ più a fondo. Comincio a scorrere non trovando nulla d’interessante: “avrò preso nà sola”, penso, quando a un certo punto, quasi demotivato, leggo un post che cattura la mia antipatica voglia di capire. Il post del personaggio in questione, un certo Sig. Arturo Primo, espone un concetto interessantissimo per farsi i soldi. Quasi quasi lo seguo! Prendo matita e foglio, mi siedo al tavolo e comincio a fare i conti della serva.

In poche parole al collaboratore è consigliato, per avere una carriera più rapida, l’acquisto di 25 macchinette del caffè, con un investimento di soli 2.500,00€. Così facendo avrà un reddito del 192% rispetto al capitale investito –secondo i nostri calcoli-. Fantastico! Sembra tutto facile per una persona intelligente. Acquistare pro-capite 25 macchine del caffè, per poi regalarle a parenti o amici e guadagnare dalla fornitura futura di cialde. Forse ho risolto i miei problemi economici.

Però una domanda al sig. Arturo Primo vorrei farla, in altre parole: se una volta regalata la macchinetta, nessuno mi compra le cialde, che faccio? Inoltre vorrei domandare, sempre con curiosa educazione: ma si è informato sulla concorrenza e sui prezzi di questa? Com’è possibile vendere le capsule del vostro caffè se costano circa 0,40€ l’una, contro quelle della Lavazza a 0,21€? O quelle del caffè Loris alla modica cifra di: 0,13€. La Nespresso, giusto per darvi un’idea, pagando attori del calibro di George Clooney e John Malkovich, le vende a 0,35€!

Vorrei chiedere al sig. Arturo Primo con che faccia potrei vendere le cialde a mia nonna, dicendole che le regalo la macchina, sapendo che dovrà sborsare, dalla sua pensione, un prezzo maggiorato per il caffè? Sapendo tra l’altro che anche altre aziende danno in comodato d’uso la macchinetta. Come si fa ad andare da un incaricato e dirgli: sborsa 2.500€, pur essendo consapevoli che la concorrenza te le da gratis? Mi sembra quasi impossibile credere che tutti voi possiate credere a questa irrazionale proposta.

Vi rendete conto che dire al pubblico: fai la spesa da noi e risparmi perché ti rimborsiamo, è una bugia? Perché non dite, come fanno tutti i venditori: da noi il prodotto costa di più perché la merce è migliore!? Svegliatevi, andiamo, non è difficile comprendere questo elementare conteggio. Se il Sig. Arturo Primo avesse un metodo d’investimento del 192%, da come si evince nella sua strategia, terrebbe lezioni imprenditoriali a broker con grandi competenze nel gestire fondi azionari che puntano ad un 30-40% su base annua –scusate se è poco!-.

Come dice Maurizio Costanzo: <<la mamma dei cretini è sempre incinta>>, ecco perché nascono i faraoni dei salami.

Ascolterò con grande interesse tutti quelli che mi faranno capire dove questo ragionamento, fatto dal Sig. Arturo Primo, trae fondamenti. Tra pochi giorni avrò modo di incontrare un importante incaricato di questo gruppo, il quale mi ha promesso un’intervista e, come ovvio: la pubblicherò!

A presto, Giulio Cesare
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Nefertari, la piramide e il faraone dei salami.

Navigavo spensierato su internet quando, informato tramite telefono, da un amico d’infanzia, sono messo al corrente dell’esistenza di un’azienda un po’ troppo magnanima e comincio a indagare. Anche lui, come me, nell’ora di biologia, non si limitava a dare la scossa alle rane per fare aprir loro le zampette, ma le vivisezionava per il mero gusto della curiosa conoscenza.

La curiosità, però, è come un tatuaggio: te la porti appresso per sempre. Grazie ad essa, e a questo mio amico impiccione, ho trovato –rinvenuto…- il nome di un’aziendina su cui informarVi di alcune cosette… […]… e dopo diverse ricerche, non poco faticose, arrivo a scoperchiare il primo coperchio vedendo cosa bolle in pentola. Per il mio lavoro è una vera manna ma per i consumatori, e alcuni ingenui incaricati di questa straordinaria casta, forse lo è un po’ meno. La ricetta è quasi sempre la solita.

Si prende il nome di una bellissima regina Egizia, Nefertari, s’impasta con dei prodotti a bassissimo prezzo, si trova un filantropo in buona fede, si cerca un leader che si “autoproclami” faraone e il pranzo, stra-riscaldato, è servito. Pare che il loro sistema, avendo regine e faraoni, sia piramidale, coperto da M.L.M.; probabile sia una truffa? O magari è sfuggito qualche cosettina a qualcuno…[…]…?

Dopotutto il mondo “legalefinanziariocommerciale”: è complesso! Il mio carattere ottimista, però, e la fiducia verso il prossimo, mi porta sempre a vedere il buono nelle persone e il nobile operato delle azioni, in ambienti come questi. Non oserei mai pensare che qualche loro incaricato, preso da frementi manie di carriera mentre si frega le mani, invogli qualche sprovveduto a entrare nel loro sistema convincendolo che: VERRA’ PAGATO; ma solo se farà la spesa da loro? In realtà non è spiegato, o forse è ingenuamente omesso, che tutti i prodotti costano di più della normale distribuzione. E vabbè, non spacchiamo il capello in quattro, e che diamine. Potrà sfuggire qualche scomoda verità per dire una bugia bianca detta per il sano profitto verso la propria azienda?

Allora interpello alcune persone molto più ferrate di me in ambito legale. Dopo aver letto il mio articolo, mi spiegano alcune cosette semplici semplici. Innanzitutto nel mondo legale-giuridico non esistono colori alle bugie ma, più semplicemente, esiste solo la mendacia. Perciò: se dico una menzogna per trarre profitto economico da essa, ciò non è truffa? Il raggiro verbale, fatto a mo’ di Mago do Nascimento, nei confronti di uno sprovveduto, o per meglio dire: di una persona poco informata in materia, non è vilipendio al patrimonio? Se così fosse, queste ingenue bugie dette all’ombra della piramide, sarebbero aggravanti di reato e perseguibili d’ufficio. E se i prezzi maggiorati di alcuni prodotti, che avrebbero dovuto essere inferiori per far risparmiare le famiglie che hanno creduto in questo geniale progetto, andassero nelle saccoccie di un faraone al vertice della piramide? …[…]…Mhhhh.

Uno schiavo di questo Egitto made in Italy, avvicinandolo su internet, mi regala un papiro con alcune preziose informazioni inerenti una “cosa” chiamata: piano marketing. Mi dice che qui, a Roma, presso l’Hotel Idea, si ritrovano per spiegare questo semplice piano marketing una volta a settimana, con un simpatico schema del: dare per avere. Sembra addirittura, e dico sembra, che il 65% di questi proventi vada proporzionalmente ripartito, a seconda dalla posizione di casta, a riempire i forzieri di saggi strateghi posti al vertice piramidale. Il restante 35%, invece, pare sia suddiviso tra: la Regina Nefertari, e il costo reale del prodotto.

Domanda: ma solo una piccolissima parte è il “reale” prezzo del prodotto? Nel papiro datomi, pare a conti fatti, che i prodotti acquistati a 100 siano venduti a 400, altro che: entra con noi risparmi e sarai ri-pagato se farai la spesa nella nostra struttura. Questo slogan faraonico, di unica bontà, sarà inculcato come must a tutti i collaboratori/clienti che acquistano all’ombra di questo “M.L.M”? Da quello che dice il mio prezioso contatto, mi accorgo che è stato ben indottrinato. Caspita. Ha una tecnica incredibile. Quasi quasi riesce a convincermi a entrare, poiché l’ingresso è totalmente gratuito: privo di obblighi. Scopro però, dopo alcune domandine a trabocchetto, che c’è un piccolo pagamento vicino ai 20€; quindi non è gratuito.

Adesso mi pongo una domanda: ma una volta che un individuo entra in questa struttura, dovrà rendere omaggio al faraone con un minimo ordine mensile, tutti i mesi, per rimanere parte integrante di cotanta casta? Indagherò molto più a fondo su quest’ambiziosa azienda che divide le sue vendite tra: una marmellata alle fragole e un sistema fotovoltaico ohhh se indagherò.

Vi prometto, impegnandomi sin da ora, che scoprirò, e pubblicherò, come ho fatto per altre “aziendine emotefotto”, il nome del faraone che vende i salami, dei suoi sacerdoti e di tutti gli scribi che lo attorniano. Attenderò altresì ogni sorta di: chiarimento, giustificazione, spiegazione e, per i meno forgiati all’arte della comunicazione, anche improperi.

(continua…)