Ma Arturo Primo è un leader o un fantasma?

Qui sotto è riportata la mia intervista a un appartenente al gruppo: Born to fly. Per motivi di privacy, come da lui richiesta, non divulgherò la sua identità.

Giulio Cesare: Buongiorno.

Incaricato: Buongiorno a lei, ben arrivato a Napoli.

G. C: Posso sapere il suo nome reale?

Incaricato: Certamente, ma le ricordo che la mia identità non dovrà essere pubblicata in questa intervista, se ben ricorda.  Gliela fornirò privatamente, d’accordo?

G. C: Certo. Perché non vuole rivelare la sua identità in pubblico, per timore?

Incaricato: Lei perché non rivela la sua?

G. C: Io faccio giornalismo e cerco delle risposte ad alcune verità nascoste. Mi occupo spesso di aziende e delle loro operazioni occulte. Le verità che emergono, per le aziende, o gruppi in questione, sono sempre scomode quando sono pubblicate: soprattutto se in ballo ci sono notizie appetibili, al di fuori di ogni sospetto. Il mio soprannome deve salvaguardare la mia incolumità e quella della mia famiglia. Dopo l’uscita di alcuni articoli, al di fuori di questo sia ben inteso, ho ricevuto svariate minacce, anche con dichiarazioni minatorie assai gravi. Minacce che andavano ben oltre le ripercussioni fisiche; alcuni l’hanno fatto pubblicamente anche su facebook. Ecco il motivo del mio nickname.

Incaricato: Io non faccio giornalismo, sono un commerciante, e come lei devo salvaguardare la mia attività! C’è un leader in questo MLM che, con il suo potere, potrebbe danneggiare il mio lavoro.  Poi l’accordo era che le avrei rilevato la mia identità a condizione che rimanesse nascosta sennò, non dico nulla.

G. C: Capisco benissimo.  Se per lei va bene, allora la chiamerò Roberto. Lei è iscritto in questo gruppo?

R: Sì, ma non sono più attivo.

G. C: Perchéha voluto raccontarmi la sua storia?

R: Perché ho letto i suoi articoli con attenzione. Lei afferma delle cose esatte, ma altre sono inesatte, e poi non racconta le cose peggiori.

G. C: Peggiori? Vuole essere più preciso?

R: Lei dice che questo sistema è piramidale, questo non è esatto, anche se può sembrare tale. In questo sistema non è detto che quello al vertice guadagni di più di uno che è alla base. Una persona per guadagnare deve lavorare, vendere e proporlo ad altri. Inoltre deve insegnare ai propri collaboratori a fare lo stesso con chi sta sotto di loro. Se una persona che è al vertice non lavora: non guadagna, semplice! Come in qualunque altro lavoro. Il MLM è un sistema veramente etico e meritocratico.

G. C: Certo. Conosco marginalmente questi sistemi di MLM ma, se è cosi etico, perché ha voluto parlare con me? E…che termine ha usato…[…]…attivo? Perché lei non è più attivo?

Roberto: Perché nel MLM tutti devono avere le stesse possibilità e opportunità. Non importa se entri prima o dopo, tutti devono avere gli stessi strumenti di crescita. In quest’organizzazione invece non è così. I leader controllano tutto affinché, ogni movimento, giochi a loro vantaggio. Spostano organizzazioni come meglio gli fa comodo allo scopo di sistemarsi le qualifiche, manovra che è rigorosamente vietata a chi sta sotto. Inoltre le informazioni sono totalmente pilotate: o sei nel coro o sei fuori.

G. C: Come in un regime…[…]…? Molte persone mi hanno scritto dicendomi che in questo gruppo ci sono migliaia di iscritti, è vero?

R: Non so di preciso il numero degli associati: questi dati sono disponibili solo per i leader. Comunque sembrerebbe di sì; ma la verità sta nel fatto che la maggior parte degli incaricati dopo un po’ lascia l’attività. La motivazione di questi abbandoni risiede nel fatto che se non fai quello che ti dice il capo: non vali niente! Anche se gli iscritti sono migliaia solo 200 o 300, sono attivi, di cui una quarantina circa sono i fedelissimi dei leader, in altre parole quelli che li venerano e non li contrastano mai. Tutti quelli che si oppongono, oppure chiedono solamente delle spiegazioni del tutto lecite, vengono: esclusi, espulsi o allontanati. Trattati in malo modo sino al totale isolamento, soprattutto verbale. Le prime volte sono azzittiti, censurati, mentre per altri tenaci che insistono su: domande, o motivazioni di strategia aziendale, vengono fisicamente cacciati. Tutto ciò avviene anche in Internet, su Facebook.

G. C: Però! Internet, se usato correttamente, è uno strumento di democrazia. Esempio: Facebook, è la massima espressione di libertà di pensiero. Solo nei paesi totalitari come Cina, o Corea del Nord, è stato limitato se non chiuso. E’ un social-network straordinario, e, come dice la parola stessa: social, prevede un totale rispetto per le ragioni e le domande altrui. Internet dovrebbe far avvicinare le persone, non bandirle o censurarle. Come l’abbiamo utilizzato io e lei, in questi giorni, con discussioni, pareri e opinioni rispettabili. Qui possiamo avere un confronto alla pari.

R: Lei è un illuso. I leader non accetteranno mai un confronto, con nessuno. Soprattutto non accetterebbero mai un confronto alla pari con lei. Se ha letto le pagine di facebook, dopo i suoi articoli, c’è scritto che hanno deciso di chiudere il gruppo e farlo diventare “segreto”. Questo vuol dire che mentre tutti leggono e prendono informazioni, lei non potrà rispondere e controbattere a quello che verrà detto nel gruppo dei fedelissimi. Deve capire che migliaia di collaboratori hanno abbandonato perché sono stati illusi. All’inizio vi sono tante belle promesse che poi, con l’andare del tempo, non sono mantenute. Se qualcuno prova a ribattere, o semplicemente a chiedere di capire, ciò che arriva dall’alto, è azzittito immediatamente, attaccato, facendolo sentire, scusi il mio termine colorito: una merda, per poi essere scacciato come fosse un infame! “Scusi il mio sfogo ma questi atteggiamenti sono contro la mia morale”. E poi…:per quale motivo dovrebbero darle la possibilità di fare domande impertinenti, e di ficcare il naso nei loro affari?

G. C: Queste sono cose interessanti. Mi faccio portavoce di chi lo popola il blog e i miei articoli, e sono molti, i quali chiedono a gran voce i nomi di questi capi, leader o amministratori.

R: In realtà c’è un solo capo che comanda tutto, ed è quello che ha più vantaggi di tutti. Lui si organizza e si pianifica le qualifiche in maniera strategica; spostando intere organizzazioni come gli fa più comodo.  Lui fa il bello e il cattivo tempo. Decide chi deve vivere e chi deve morire – Intendo in senso assolutamente metaforico e lavorativo!-. Ti usa e ti sfrutta sin quando ha bisogno di te, poi se diventi un ostacolo: ti elimina – sempre professionalmente parlando!-. Comunque preferisco non fare il nome. Non sono una persona ricca e non saprei come difendermi economicamente per una denuncia, non posso permettermelo, anche se le accuse che rivolgo loro: sono vere. Loro giustificheranno ai fedelissimi che sicuramente io sono uno sfigato che non ce l’ha fatta e che ora si lagna. Non è cosi. Io sono partito molto bene, avevo un buon gruppo, e ho continuato fino a quando mi sono accorto che quello che veniva detto valeva solo per alcuni. Io non sono un truffatore e non raggiro le persone che mi sono intorno, ho un cervello, verifico cosa mi viene detto e non do nulla per scontato. Probabilmente molte persone danno per scontato quello che dice il capo oppure accettano le verifiche che il capo fa. Di tanto in tanto qualcuno fa verifiche proprie e quando le espone viene eliminato, ecco perché entrano in migliaia e rimangono in pochi. Lei non avrà nessun confronto alla pari, verrà minacciato, trattato male ed eliminato dalla discussione.

G. C: Le assicuro che vedo difficile eliminare un giornalista dalla discussione, ma mi scusi pensando a voi che subite ciò, le ripeto non sono molto competente in materia, ma nel MLM, non avete un contratto di lavoro? Un sindacato, una forma di tutela su qualunque abuso o sopruso? Insomma: qualcuno che vigili gli operati leciti e non?

R: Io ho letto bene il nostro contratto, noi siamo venditori indipendenti. Abbiamo un contratto sul quale c’è scritto che l’azienda può cacciare una persona, chiunque, anche senza motivazione alcuna: persino se ha creato una rete che genera provvigioni. Loro possono cacciarti senza darti spiegazioni. Ti possono spegnere, come un interruttore, da un giorno all’altro, con un solo schiocco di dita. Ovviamente tutto questo avviene senza nessuna “buona uscita” o senza possibilità di reintegro.

G. C: Posso avere il vostro contratto per visionarlo?

R: Certamente, è uguale per tutti. Glielo invio tramite e-mail.

G. C: Mi autorizza a pubblicarlo?

R: Certo. Ovviamente non con il mio nome.

G. C: Benissimo, l’importante è averlo. Adesso, dopo queste rivelazioni, non può non fare dei nomi. Tante persone ignare appartenenti a questo gruppo hanno il dovere di sapere. Dopotutto mi sono messo in viaggio per apprendere la verità, me l’aveva promessa, ricorda? Occultando i nomi di tutti i leader non aiuteremo la nostra intervista a emergere, non trova? Facciamo così: io dico dei nomi e lei mi fa capire se sono lontano, vicino o nei dintorni, va bene? C’è un certo sig. Arturo Primo tra i capi?

R: Arturo Primo non esiste!

G. C: Come sarebbe a dire: non esiste? Questo nome è presente su moltissimi post nel gruppo di facebook e, dai contenuti postati, sembrerebbe lui a dare le direttive.

R: Arturo Primo è il capo ma il nome è falso. Lui fa questa attività illegalmente, o per meglio dire: non potrebbe farla.

G. C: Si rende conto che questa è un’accusa molto grave, di cui lei si assume le responsabilità?!

R: Le ripeto che lui non esiste perciò, non essendoci nessuno con questo nome non può denunciarmi, ma le ripeto che questo nome, o nick, è nato per coprire il suo reale nome. Mi spiego meglio: per svolgere quest’attività è obbligato a non svelare il suo vero nome sulla rete. Ecco perché svolge questo lavoro sotto mentite spoglie.

G. C: E’ sicuro di ciò che dice? Se questo fosse vero, e non lo metto in dubbio, ci sarebbero reati fiscali legati alla falsa identità e chissà quanti altri….

R: Certamente che sono sicuro. Difatti Arturo Primo ha trovato una soluzione per tutto. Usa quel nickname dove può, tipo su Facebook, e utilizza presta nomi, i cosi detti “testa di legno”, sulle intestazioni dei contratti.

G. C: Non capisco perché non possa svolgere questo lavoro; cioè perché è illegale, o non etico? Perché come qualsiasi altro individuo non può usare il suo nome reale? Cosa teme?

R: Questo non posso proprio dirglielo.

G. C: Lei mi ricorda un mio intervistato di alcuni mesi fa il quale, per paura di farmi nomi importanti, interruppe la mia intervista. La persona di cui volevo il nome era un mafioso. Qui non penso, e spero, che sia la stessa cosa. Spero proprio non sia un mafioso…[…]…

R: No! No, ma che dice: non è un mafioso! Non mi permetterei mai di calunniare una persona con tali affermazioni, sia ben inteso. Potrebbe sembrare più che altro come un dittatore, un despota totalitario con i suoi collaboratori, ma sicuramente non è un mafioso.

G. C: Allora perché è intimorito a rivelare il nome di questa persona? Quali scheletri ha nell’armadio questo signore? Lei è consapevole che se non denuncia un reato essendone a conoscenza, alle autorità preposte, può essere accusato di favoreggiamento?

R: Credo di averle detto abbastanza, troppo! Ora ha molto materiale per indagare, lo faccia da lei. Io volevo solo dare un contributo verso tutti coloro i quali sono stati trattati male, sfruttati e usati da questo leader.

G. C: Grazie. E’ stato coraggioso a esporsi con la stampa e molto corretto nell’aver mantenuto la parola datami. Le prometto che da professionista io farò lo stesso con lei, tutelando la sua identità. Per correttezza, però, mi fa obbligo informarla che è tenuto ad assumersi tutte le responsabilità sulle sue dichiarazioni, e sulla veridicità, di quello che ha detto sul sig. Arturo Primo. Se rifiutasse l’articolo non sarà pubblicato.

R: Certo, ne sono consapevole, e le ripeto che Arturo Primo non esiste!

G. C: Sappia che questa sua affermazione, così sicura, la citerò in questa intervista. La posso ricontattare su eventuali sviluppi?

R: Certamente, ma quello che sapevo gliel’ho già detto.

G. C: Direi che allora abbiamo terminato. Se molte altre persone avessero il suo coraggio nell’esporsi, per qualsiasi ingiustizia, il nostro lavoro sarebbe più veloce. La saluto e la ringrazio cordialmente.

R: Salve, e grazie a lei.

Come da consuetudine aspetto il sig. Arturo Primo a controbattere ciò che è affermato in questa intervista o chiunque voglia intervenire per poter dire la sua.

……..e la storia non finisce qui!